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Odontoiatria restaurativa e conservativa: significati e differenze

L’odontoiatria conservativa e restaurativa è la specialità odontoiatrica che si occupa di ricostruire denti danneggiati da carie o fratture o di ricostruire parti della dentatura che, per vari motivi, sono assenti. Dopo una breve introduzione sulle branche dell’odontoiatria, facciamo chiarezza su questi concetti e vediamo quali sono le principali tecniche impiegate dall’odontoiatra conservativa e restaurativa e perché.

Indice dei contenuti

Le branche dell'odontoiatria: un'introduzione per capire.

L’odontoiatria, come ben sappiamo, è la specialità della medicina che si occupa di curare e prevenire le patologie dentali e dell’apparato stomatognatico.

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Le principali branche dell’odontoiatria sono:

  • Chirurgia odontostomatologica
  • Gnatologia
  • Igiene Dentale
  • Implantologia
  • Odontoiatria conservativa e restaurativa
  • Odontoiatria forense
  • Pedodonzia
  • Ortognatodonzia
  • Medicina orale
  • Parodontologia
  • Protesi dentaria

Come vedremo tra poco, per conservativa in odontoiatria, si intende quella specialità che mira a prevenire e a curare le lesioni dei denti legate alle carie per ricostruire, poi, il dente da essa danneggiato.

Il legame tra questa specialità e l’endodonzia è forte per due motivi: un dente devitalizzato può essere più incline a rotture, che poi necessitano di interventi restaurativi, così come un dente cariato, spesso, richiede interventi endodontici prima di essere ricostruito.

Restaurare un dente può rendersi necessario anche in assenza di carie, in presenza, ad esempio di:
● un diastema (uno spazio tra i denti),
● delle macchie,
● una scheggiatura dello smalto,
● una frattura o una rottura dovuta ad un trauma.

Quando il dente è danneggiato per cause diverse dalla carie, dunque, si passa direttamente alla ricostruzione, ma, in presenza di questa patologia, invece, non è possibile procedere al restauro prima di aver risolto il problema, tirando in ballo anche, se necessario, come vedremo, l’endodonzia.

Odontoiatria restaurativa: tecniche e tipologie.

Le opzioni di intervento, parlando di odontoiatria restaurativa, sono molteplici e dipendono soprattutto dal materiale utilizzato, dalla tecnica scelta e dalla necessità di intervenire con tecniche conservative.

Cura delle carie ed eventuale restauro pre protesico.

Quando il paziente presenta danni allo smalto e alla dentina a causa dei batteri, prima di passare alla ricostruzione occorre risolvere il problema che ha causato l’erosione del dente, ovvero la carie.

Se la carie è superficiale, si rimuove solo la parte dura del dente interessata, procedendo , poi, con tecniche di otturazione che vedremo in seguito, ma se la carie è profonda, entra in gioco l’endodonzia. In questi casi, infatti, può essere necessario un intervento come la devitalizzazione del dente, che può richiedere l’impiego di perni endocanalari, finalizzati a garantire una maggiore resistenza del restauro.

Restauri diretti: otturazioni in composito.

Per restauri diretti si intendono quegli interventi restaurativi che vengono effettuati direttamente dall’odontoiatra, in genere in una sola seduta.

Si parla, in questi casi, più comunemente, di otturazioni, che, nella maggior parte dei casi, vengono fatte in materiale composito, che permette un’ottima adesione allo smalto del dente e previene la formazione di nuove carie in prossimità dei bordi delle otturazioni.

I vantaggi dei materiali compositi, rispetto all’amalgama, molto usata in passato, sono:

  • estetici: permettono una perfetta modellabilità e una colorazione quanto più vicina possibile a quella dello smalto del dente;
  • conservativi: richiedono una minore preparazione dello spazio, permettendo, così, di conservare una maggior quantità di tessuto sano;
  • pratici: assicurano una grande resistenza al carico della masticazione.

Dal momento che i materiali compositi lavorano su un sistema adesivo, è necessaria la diga di gomma, per garantire al dente da curare di restare immune dall’umidità presente in bocca, che renderebbe impossibile l’adesione del composito.

Restauri indiretti: intarsi dentali in composito o altri materiali.

Al contrario dei restauri diretti, questi vengono realizzati dall’odontotecnico, mentre l’odontoiatra dovrà preoccuparsi di prendere le impronte dentali e di applicare gli intarsi o le faccette al paziente, con l’utilizzo di cementi particolari. Questo tipo di intervento viene, in genere, scelto per riempire cavità molto ampie o per procedere al restauro di un dente devitalizzato e, dunque, più fragile. Gli intarsi in composito e in ceramica sono quelli più utilizzati. L’oro e l’amalgama, per contro, così come avviene per le otturazioni, sono sempre meno scelti, soprattutto per il restauro di denti visibili.

Il restauro conservativo dei denti anteriori e dei diastemi.

Per correggere piccoli disallineamenti, diastemi o scheggiature che interessano i denti anteriori, può non essere necessaria l’ortodonzia, perché, grazie a faccette o restauri in composito l’odontoiatria restaurativa può essere risolutiva.

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1 commento su “Odontoiatria restaurativa e conservativa: significati e differenze”

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